Negli ultimi giorni si parla di migliaia di cartelle esattoriali rimaste in giacenza, firmate con sigle riconducibili a portalettere assenti o in ferie, e mai effettivamente consegnate ai destinatari.
Al di là del caso specifico, il tema è giuridicamente molto chiaro: la notifica non è una formalità. È l’atto che rende il cittadino effettivamente a conoscenza della pretesa.
Se la cartella non viene consegnata, viene firmata da soggetti non legittimati,
resta in giacenza senza corretta informazione, il problema non è solo organizzativo, ma giuridico e il danno non ricade solo sul cittadino.
Subiscono un pregiudizio anche i soggetti che richiedono la notifica.
Un atto notificato in modo irregolare: non interrompe validamente i termini di prescrizione, espone l’ente a contenziosi evitabili, determina inefficienze nella riscossione, vanifica l’attività svolta a monte.
Il risultato è paradossale:
– il cittadino non è messo in condizione di difendersi,
– il richiedente non riesce a far valere legittimamente la propria pretesa.
In questi casi il problema non è il debito, ma il procedimento.
La notifica corretta tutela tutti: il contribuente, che deve essere informato in modo chiaro e tempestivo; il creditore che ha interesse a rendere efficaci e difendibili i propri atti.
E anche in questo il diritto, ritengo, debba intervenire.
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